Abstract. L’articolo analizza l’evoluzione dei principali strumenti di prevenzione e, in particolare, dell’interdittiva antimafia, tradizionalmente intesa come misura amministrativa di esclusione dal mercato pubblico, verso una funzione proattiva e rigenerativa. Viene ricostruito il quadro normativo e giurisprudenziale che ha legittimato lo strumento come misura preventiva, fondata su valutazioni prognostiche del rischio di infiltrazione mafiosa, e la sua progressiva trasformazione da strumento puramente difensivo a leva di autoriforma organizzativa. In questo quadro, il modello di organizzazione e gestione ex d.lgs. 231/2001 assume un ruolo centrale in quanto, da presidio difensivo di compliance penale, diventa parametro di affidabilità complessiva dell’impresa e condizione per l’accesso a misure meno afflittive. L’articolo evidenzia come questa sinergia tra “prevenzione” e modello ex d.lgs. 231/2001 realizzi un cambio di paradigma nel diritto della prevenzione passando dalla logica esclusivamente espulsiva a un approccio di prevenzione integrata, che valorizza la capacità dell’impresa di autorisanarsi, promuovendo legalità, resilienza organizzativa e continuità aziendale.
SOMMARIO: 1. Introduzione. – 2. L’interdittiva antimafia come strumento proattivo. – 3. Il d.lgs. 231/2001 e il ruolo del modello di organizzazione e gestione. – 4. I richiami al modello ex d.lgs. 231/2001 nel Codice Antimafia. – 5. Parallelismi con altri strumenti di legalità proattiva. – 6. Conclusioni. Dalla prevenzione alla responsabilità: un paradigma in evoluzione.
*Il contributo è stato sottoposto in forma anonima, con esito favorevole, alla valutazione di un revisore esperto.