Lettera del 20 aprile 2026
Pubblichiamo in allegato, per l'interesse e per il rilievo, una lettera indirizzata nelle scorse settimane dal Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Dott, Giovanni Melillo, al Ministro della Giustizia, al Ministro dell'interno e alla Presidente della Commissione Antimafia. Nella lettera il PNA richiama l'attenzione sulle criticità che la disciplina sull'utilizzabilità delle intercettazioni a fini della prova di reati diversi da quelli per i quali state autorizzate sta ponendo in rapporto ad attività di indagine in materia di criminalità organizzata e terrorismo. Il riferimento è in particolare alla disciplina di cui all'art. 270, comma 1 c.p.p., come modificato dal d.l. n. 105/2023, ai sensi del quale "I risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati in procedimenti diversi da quelli nei quali sono stati disposti, salvo che risultino rilevanti e indispensabili per l'accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l'arresto in flagranza". Ancorare la circolazione probatoria degli esiti delle intercettazioni al criterio dell'obbligatorietà dell'arresto in flagranza, che risponde a rationes affatto diverse da quelle attinenti alla prova, conduce come mostra il PNA con alcuni esempi a risultati irragionevoli e induce a una prassi che moltiplica le richieste di intercettazioni e i costi delle operazioni.