Indice corredato di abstract dei contenuti (a cura di Dalila Mara Schirò)
Con l’autorizzazione della Società italiana di Medicina legale e delle Assicurazioni e dell’editore Lefebvre Giuffrè anticipiamo di seguito l’indice corredato di abstract dei lavori pubblicati nell’ultimo numero della Rivista italiana di medicina legale e del diritto in campo sanitario (n. 3/2025).
EDITORIALE
Di Mauro L., Argo A., Marozzi F., Fenato F., Bolino G., Campobasso C.P., Cecchi R., D’Aloja E., Giorgetti R., Introna F., Un paradigma condiviso per la valutazione medico legale del danno: la prima Buona Pratica Clinico-Assistenziale della Società Italiana di Medicina Legale sul portale SNLG dell’ISS, p. 509 ss.
DOTTRINA E METODOLOGIA
Casella C., Capasso E., Di Lorenzo P., Niola M., Presupposti di validità e cause di inoperatività delle disposizioni anticipate di trattamento, p. 515 ss.
Il dibattito giuridico internazionale sulle questioni di fine vita è cresciuto sensibilmente nell’ultimo decennio. Ad un perdurante vuoto normativo, che aveva determinato il timore di risultare vittime di trattamenti che si collocano nel preoccupante e sempre più pervasivo fenomeno denominato “ostinazione irragionevole”, ha poi fatto seguito l’introduzione nel nostro ordinamento giuridico di due diversi apprezzabili atti di esercizio anticipato del diritto della persona di poter esprimere le proprie determinazioni sui trattamenti sanitari che si desiderano o che si intendono rifiutare quando sopraggiungerà l’incoscienza. Si allude, nel dettaglio, alle Disposizioni Anticipate di Trattamento e alla pianificazione condivisa delle cure, disciplinati dagli artt. 4 e 5 della legge 22 dicembre 2017, n. 219.
Muovendo da tale premessa, il lavoro analizza i presupposti soggettivi, oggettivi e di forma richiesti ai fini della validità delle Disposizioni Anticipate di Trattamento. Non meno significativa appare, infine, l’attenzione dedicata dagli Autori alle cause di inoperatività degli atti in questione.
Lancia M., Di Masi M., Tomassini L., Le Disposizioni Anticipate di Trattamento nella prassi sanitaria: criticità applicative e profili di responsabilità, p. 535 ss.
La Legge 219/2017 ha introdotto nell’ordinamento italiano le Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), riconoscendo il diritto all’autodeterminazione terapeutica anche in caso di futura incapacità. A distanza di anni dalla sua entrata in vigore, persistono criticità applicative significative all’interno delle strutture sanitarie. Le principali problematiche riguardano la scarsa formazione del personale, l’assenza di protocolli uniformi, l’inadeguata integrazione delle DAT nei sistemi informativi, la gestione incerta della figura del fiduciario e le difficoltà nell’attuare rifiuti di trattamenti salvavita. La Banca dati nazionale delle DAT, istituita nel 2020, rappresenta uno strumento fondamentale per garantire accessibilità e uniformità, ma la sua efficacia risulta ancora limitata dall’insufficiente interoperabilità con il Fascicolo Sanitario Elettronico e dalla mancanza di una diffusa health literacy organizzativa. Sul piano medico-legale, la mancata attuazione delle DAT può generare responsabilità civili, penali e disciplinari per i professionisti sanitari e le strutture coinvolte.
Per garantire l’effettività del diritto all’autodeterminazione, risulta indispensabile l’adozione di misure organizzative integrate: protocolli aziendali chiari, formazione obbligatoria, sistemi digitali interoperabili e una cultura sanitaria centrata sulla persona. Le esperienze normative e gestionali di Francia, Spagna e Germania offrono modelli utili, basati su registri centralizzati, digitalizzazione dei documenti e formazione specifica degli operatori.
L’effettiva implementazione delle DAT non può limitarsi a interventi giuridico-formali, ma richiede un cambiamento culturale profondo, volto a ridefinire la relazione di cura secondo i principi di dignità, autonomia e condivisione. Solo una sanità capace di riconoscere il valore del consenso come tempo di cura e della volontà del paziente come espressione biografica potrà dare piena attuazione allo spirito della legge.
Rizzuto S., Oliva A., Il rapporto medico-paziente: (dis)ordinate riflessioni sulle riforme penali e sulle prospettive d’intervento in chiave diacronica, p. 559 ss.
Il presente lavoro è stato ideato e composto dall’avvocato Simone Rizzuto. Esso affronta, in un’ottica prismatica, la tematica della relazione fra medico e paziente, contrassegnata, sovente, da una esasperata conflittualità fra i contrapposti centri d’interesse.
Il sanitario, infatti, nel tentativo di preservare la propria sfera giuridico-patrimoniale, ricorre sempre più a pratiche riconducibili alla cd. medicina difensiva, mentre il curato, dal canto proprio, ad onta del rapporto fiduciario col professionista, appare assillato dalla spasmodica necessità di ricercare possibili casi di malasanità.
L’indagine, svolta a partire dalla normativa penale in vigore, appare incentrata sulle prospettive d’intervento in chiave diacronica, muovendo dai lavori svolti dalla Commissione per lo studio e l’approfondimento delle problematiche relative alla colpa professionale medica, istituita dal Ministro della Giustizia, onorevole Carlo Nordio.
Tutti i paragrafi del lavoro sono da attribuire all’avvocato Simone Rizzuto, mentre l’attività di revisione, in relazione agli aspetti medico-legali, è stata svolta dal professore Antonio Oliva.
Frati P., Scarchillo G., Litigation Finance. Un potente strumento di accesso alla giustizia o un pericoloso tentativo di mercificazione del diritto? Analisi comparatistica e prospettive di regolamentazione, p. 575 ss.
Il presente contributo esamina in chiave comparatistica la pratica, relativamente recente, della litigation finance, ovvero il meccanismo di finanziamento del contenzioso da parte di un soggetto terzo estraneo alla vicenda processuale, spesse volte un fondo di investimento specializzato, dietro corrispettivo di un vantaggio economico, per esempio una parte del risarcimento, in caso di esito favorevole della controversia. Il Third party litigation funding trae origine dai sistemi di common law, nello specifico dall’ordinamento australiano, per poi essere accolto anche nei sistemi di civil law europei, tra cui l’Italia e la Germania, sebbene con significative differenze come dimostrato dallo studio “Mapping Third Party Litigation Funding in the European Union” elaborato dalla Commissione Europea. Dopo un’analisi dei vantaggi giuridici e sociali dell’utilizzo della litigation finance – primo tra tutti un’equa tutela giurisdizionale (art. 24 Cost.) – anche nell’ambito del contenzioso sanitario, ci si sofferma, al contempo, sui rischi di una possibile mercificazione del diritto in caso di un suo uso patologico, prospettando soluzioni comparatistiche.
Muccioli N., La responsabilità sanitaria messa alla prova dall’Intelligenza artificiale, p. 593 ss.
Scrutinate le aree, sempre più in espansione, di applicazione dell’AI in medicina, nel saggio si evidenzia come una delle sfide più urgenti sia la determinazione della responsabilità in caso di danni al paziente, in ragione della rarefazione dei possibili soggetti responsabili (medico, struttura sanitaria, sviluppatore dell’algoritmo), cui si aggiungono delicate questioni circa i criteri di imputazione della responsabilità, specie in punto di causalità e relativa prova. Compiuta una ricognizione del quadro normativo nazionale ed europeo ed alla luce dei più recenti orientamenti della giurisprudenza, ci si propone di identificare i paradigmi tecnico-concettuali degli strumenti e dei meccanismi di fluidificazione delle possibili controversie a disposizione dell’interprete e, prima ancora, dei soggetti investiti dalla operatività della AI.
Ceccaroli C., Le cure palliative quali strumento ineludibile di tutela della dignità umana, p. 621 ss.
Nel contenuto del diritto alla salute – ex art 32 Cost. – sono riconosciute, quale livello essenziale di prestazione, le cure palliative, previste dalla legge 15 marzo 2010, n. 38 (Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore) a tutela di principi fondamentali: primo fra tutti, il rispetto della dignità umana.
Lo studio, dopo avere ripercorso l’evoluzione dell’approccio alle cure suddette nella legislazione italiana e nella giurisprudenza di legittimità, amplia la prospettiva alla giurisprudenza della Corte EDU; tra le decisioni più significative emerge la sentenza D. v. the United Kingdom, (2 maggio 1997), in cui la Corte, pur censurando quale violazione degli artt. 2 e 3 CEDU, l’interruzione del regime di assistenza sanitaria a seguito del provvedimento di espulsione di un uomo gravemente malato e in stadio terminale, non fornisce alcun segnale, come sarebbe stato possibile, circa il ruolo indefettibile delle cure palliative.
Un coinvolgimento più deciso della Corte EDU onde garantire un accesso effettivo a tali cure potrebbe incentivare l’interesse del legislatore nazionale per una più effettiva implementazione delle medesime, in armonia con il progetto di società delineato dalla Costituzione italiana che colloca al centro dell’ordinamento giuridico la promozione della persona umana, in ogni fase della sua esistenza e, in particolare, quando la sorte le è più avversa.
GIURISPRUDENZA CIVILE
RASSEGNA DI GIURISPRUDENZA
Corte di Cassazione, Sezione III civile, ordinanza n. 17145 del 24 aprile 2025 - 25 giugno 2025, p. 657 ss.
NOTE A SENTENZA
La Verde L., Il riparto dell’onere probatorio nel giudizio di responsabilità per infezioni correlate all’assistenza tra presunzioni “semplici” e probatio (quasi) diabolica, p. 662 ss.
L’ordinanza in commento offre l’occasione per tornare sul tema, da tempo oggetto di attenzione, del riparto dell’onere probatorio in materia di responsabilità della struttura sanitaria per infezioni contratte dal paziente durante l’assistenza. Questa, non avendo natura oggettiva, esige, a fronte della prova presuntiva gravante sul paziente della contrazione dell’infezione nell’ambito dell’assistenza ospedaliera, che la struttura provi e documenti – in ossequio al principio della vicinanza della prova – di avere adottato tutte le misure utili alla prevenzione del contagio, non essendo sufficiente che le medesime siano adottate solo nei luoghi in cui vengono attuate le cc.dd. “manovre cruenti”. Con ciò appalesandosi (ancora una volta) legittimi dubbi circa la volontà della giurisprudenza di propendere (sempre più) verso una vera e propria oggettivazione della responsabilità della struttura sanitaria per le ipotesi in analisi.
GIURISPRUDENZA PENALE
RASSEGNA DI GIURISPRUDENZA
Corte Costituzionale, sentenza n. 83 del 20 maggio 2025 - 20 giugno 2025, p. 675 ss.
Corte di Cassazione, Sezione V penale, sentenza n. 7728 del 1° dicembre 2023 - 22 febbraio 2024, p. 687 ss.
Corte di Cassazione, Sezione V penale, sentenza n. 35795 del 15 giugno 2023 - 25 agosto 2023, p. 694 ss.
NOTE A SENTENZA
Schiavo M., La deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso (art. 583-quinquies c.p.) tra esigenze di tutela e garanzie costituzionali, p. 700 ss.
A séguito della recente declaratoria di illegittimità costituzionale, lo scritto si sofferma sul delitto di deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso di cui all’art. 583-quinquies c.p. ragionando sulle discutibili scelte compiute dalla l. 19 luglio 2019, n. 69, nota come codice rosso, anche alla luce della giurisprudenza di legittimità.
MEDICINA DELLE ASSICURAZIONI
Genovese U., L’insostenibile leggerezza dei coefficienti di taratura del danno psichico, p. 721 ss.
La quantificazione del danno psichico è da sempre uno degli ambiti valutativi medico-legali più complessi del danno alla persona. L’articolo si concentra in particolare sul metodo proposto da Buzzi e Vanini per una graduazione dell’idoneità psico-lesiva degli eventi, basandosi sulle scale di rilevanza dei life events di Rahe e Holmes, offrendo una interpretazione critica dello stesso e ciò anche a fronte delle più recenti sentenze della Cassazione.
Zamponi M.V., Albore M., Ottaviani M., Spadazzi F., La Russa R., Volonnino G., Bolino G., Il nuovo panorama italiano nella tutela della disabilità alla luce del decreto legislativo 3 maggio 2024, n. 62: innovazioni, criticità e prospettive future, p. 731 ss.
La recente riforma italiana sulla disabilità, attuatasi con il Decreto Legislativo n. 62/2024, rappresenta un significativo passo avanti nel panorama delle politiche sociali del Paese, mirando a promuovere l’inclusione, l’autonomia e la partecipazione attiva delle persone con disabilità. Questa riforma, parte integrante del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), si propone di garantire un riconoscimento più equo e inclusivo delle condizioni di disabilità, introducendo novità fondamentali nella definizione, valutazione e assistenza delle persone disabili.
Tale strumento normativo, ispirato dai principi della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD), introduce una serie di misure innovative volte a superare le barriere strutturali, culturali e sociali che limitano la piena realizzazione dei diritti di questa fascia della popolazione. Tra gli aspetti più rilevanti della riforma vi è l’adozione di un approccio basato sui diritti umani, che sposta l’attenzione da un modello assistenzialista a uno di empowerment. Ciò si traduce in una maggiore personalizzazione dei servizi, con l’obiettivo di garantire a ciascun individuo il supporto necessario per vivere in modo partecipe ed indipendente, potenziando i servizi territoriali, l’integrazione dei servizi scolastici e lavorativi, e introducendo gli strumenti necessari a favorire l’accessibilità universale in tutti gli ambiti della vita quotidiana.
L’implementazione efficace delle nuove misure richiederà un coordinamento tra i vari livelli di governo, un adeguato finanziamento e un monitoraggio costante per valutarne la reale efficacia.
Se ben attuata, questa riforma potrebbe posizionare l’Italia come un modello di riferimento in Europa per le politiche sulla disabilità, contribuendo a costruire una società più equa e inclusiva per tutti. Tuttavia, il successo dipenderà dalla capacità di tradurre i principi in pratiche concrete, garantendo che nessuno venga lasciato indietro.
OSSERVATORIO NORMATIVO
Di Mauro L., Castellani G. L., Marozzi F., Buone pratiche cliniche di valutazione medico legale delle menomazioni alla integrità psicofisica comprese tra 10 e 100 punti di invalidità permanente - ISS-SNLG ed. 2025, p. 751 ss.
La Società Scientifica SIMLA (Società Italiana di Medicina Legale) ha promosso e realizzato, secondo le metodiche elaborate dall’Istituto Superiore di Sanità, un documento denominato “Buone pratiche cliniche di valutazione medico legale delle menomazioni alla integrità psicofisica comprese tra 10 e 100 punti di invalidità permanente” che il 26/3/2025 ha ricevuto la validazione dell’Istituto Superiore di Sanità ed è stato quindi pubblicato sul sito del Sistema Nazionale Linee Guida con tutte le conseguenze legate all’applicazione dell’art. 5 della L. 24/17 che ne prescrive l’obbligato utilizzo nell’ambito clinico-professionale stante l’assenza di Linee Guida. Il documento si propone di raggiungere sintonia tra esperti su criteri, metodologie e raccomandazioni al fine di valutare in modo accurato, affidabile e riproducibile attraverso l’utilizzo di parametri misurabili e condivisi il danno biologico nelle macrolesioni contribuendo così alla pratica clinica, al dibattito scientifico ed anche alle politiche di salute; di perfezionare le conoscenze in tema di accertamento medico-legale delle lesioni dalle quali conseguono menomazioni dell’integrità psicofisica cosiddette macro permanenti; di definire i princìpi (overarching principles) alla base della metodologia di valutazione e quantificazione del danno biologico permanente compreso tra 10 e 100 punti di invalidità e di pervenire alla formalizzazione di intervalli percentuali quanto più possibilmente circoscritti che riflettano il reale valore in termini di compromissione della validità dell’individuo di ogni organo-funzione o segmento di apparato rilevante ai fini della valutazione del danno biologico permanente.
RECENSIONI
Santovito D., Recensione a Dadà S. (a cura di), Vulnerabilità digitale. Etica, intelligenza artificiale e medicina, Mimesis, 2024, p. 779 ss.
La Russa R., Recensione a Rossetti M. (a cura di), Il danno alla salute, 4a ed., Cedam, 2025, p. 781 ss.
Panarella M. S., Recensione a Faccioli M. (a cura di), Il diritto all’oblio oncologico, Commento alla L. 7 dicembre 2023, n. 193, Pacini Giuridica, 2025, in Sanità Diritto-Economia, diretta da G. Alpa, G. Garofalo, L. Di Donna, B. Romano, p. 783 ss.