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03 Agosto 2020


Letture (non giuridiche) per l’estate: 8 libri consigliati dalla Redazione di Sistema penale


Otto inviti alla lettura di opere di saggistica divulgativa e di narrativa che affrontano temi di rilevanza penalistica.

 

1) Cristina Cattaneo, Corpi scheletri e delitti. Le storie del Labanof

La realtà della professione di anatomopatologo e di medico legale è assai più complessa di quella nota alla cultura di massa. Cristina Cattaneo ripercorre venticinque anni di attività dell’Istituto italiano che, offrendo l’apporto multidisciplinare tipico delle scienze forensi, ha aiutato a far parlare chi non ha più voce e a calare la giustizia nella concretezza della realtà.

Della stessa autrice si segnala anche “Naufraghi senza volto”, in cui si descrive il tentativo di restituire un’identità ai migranti morti attraverso il Mediterraneo (Premio Galileo 2019 per la divulgazione scientifica).

 

 

2) Ian McEwan, La ballata di Adam Henry

A 17 anni e 9 mesi, Adam è affetto da una grave leucemia, ma il credo suo e dei genitori, Testimoni di Geova, gli impone di rifiutare le trasfusioni. Su ricorso dell’ospedale, il caso è affidato a una giudice dell’High Court.

I temi sollevati dalla vicenda sono quelli dei rapporti fra legge, responsabilità e autodeterminazione in materia di fine vita, che la giudice, nonostante l’urgenza, sceglie di affrontare con un approccio inaspettato: la conoscenza e il dialogo con il giovane Adam.

Il libro è stato di recente portato al cinema dal film “Il verdetto”.

 

 

3) Rachel Kushner, Mars Room

Romy, ex spogliarellista in uno scalcagnato night di San Francisco, viene condannata all'ergastolo per aver ucciso un cliente, suo ossessionato persecutore.

Per lei inizia così una nuova vita, finché dall’arrivo di un insegnante di lettere e dai libri che questi le regala, Romy non trarrà il coraggio per tentare un’impresa mai riuscita a nessuna delle detenute…

Un romanzo che tratteggia un impietoso ritratto del carcere, mezzo di isolamento e di rimozione, e suona come atto di accusa a tutti gli attori della tragedia del processo penale.

 

 

4) Edoardo Albinati, Maggio selvaggio

Un anno trascorso come insegnante di lettere nel carcere di Rebibbia, nel resoconto in forma di diario di Edoardo Albinati (poi vincitore del Premio Strega con “La scuola cattolica”).

Al centro, appunto, il carcere: una realtà parallela e incomprensibile dall’esterno, che l’autore presenta – nella sua dimensione corporea, psicologica e burocratica – spaziando da descrizioni crude a citazioni letterarie, senza mai indulgere in patetismi.

 

 

 

 

5) Giorgio Fontana, Morte di un uomo felice

Nell'ultimo scorcio degli anni di piombo, un magistrato è sulle tracce di una nuova banda armata, ritenuta responsabile dell’omicidio di un politico DC. Un’indagine sofferta, condotta da un uomo diviso tra il ricordo della figura esemplare del padre, cattolico e partigiano, e il tentativo di comprendere un fenomeno, come il terrorismo rosso, che collide direttamente con il suo sistema di valori.

Nella Milano di inizio anni ’80, rievocata con tratti intimistici, prende forma una storia di sacrificio e dedizione totalizzante alla causa della giustizia e dello Stato, vissuta però dal protagonista con la determinatezza (e, forse, la sottile felicità) di chi sente di essere alla ricerca di un senso.

 

 

6) Leonardo Sciascia, Porte aperte

Per mantenere la promessa che in Italia si potesse “dormire con le porte aperte”, il regime fascista si affidava al rigore del codice Rocco e, per i delitti più gravi, alla minaccia della pena di morte.

È quindi la pena di morte invocata dalla politica e dall’opinione pubblica per i gravi fatti di sangue avvenuti a Palermo nel 1937: ad essa si oppone strenuamente il giudice a latere, sfruttando l’intesa con un agricoltore bibliofilo membro della giuria popolare.

Da quest’opera l’omonimo film di Gianni Amelio.

 

 

7) Meyer Levin, Compulsion (Adelphi)

Chicago, ‘anni 20: due giovani studenti, ricchi borghesi annoiati, progettano ed eseguono il delitto perfetto, commettendo però alcuni errori grossolani.

Ne nasce un caso giudiziario clamoroso, che il libro ricostruisce in modo avvincente, dedicando ampie riflessioni agli abissi della mente umana e ai primi impieghi della psicologia nel processo.

La vicenda ha ispirato a Hitchcock “Nodo alla gola”.

 

 

8) Friedrich Dürrenmatt, La panne

Quattro giuristi in pensione abitano una villa svizzera dove ingannano il tempo inscenando processi fittizi. Un uomo, capitato lì dopo un guasto alla propria auto, si presta al loro gioco pur sapendo di non aver commesso mai alcun crimine.

Una colpa, però, si trova sempre: prende l’avvio un meccanismo inarrestabile che – come un vero processo – non potrà che concludersi con l’esecuzione della sentenza.

Ettore Scola ne ha liberamente tratto “La più bella serata della mia vita”.

 

(a cura di Francesco Lazzeri)