ISSN 2704-8098
logo università degli studi di Milano logo università Bocconi
Con la collaborazione scientifica di

  Documenti  
03 Settembre 2026


Rivista italiana di medicina legale e del diritto in campo sanitario n. 2/2026

Indice corredato di abstract dei contenuti (a cura di Dalila Mara Schirò)



Con l’autorizzazione della Società italiana di Medicina legale e delle Assicurazioni e dell’editore Lefebvre Giuffrè anticipiamo di seguito l’indice corredato di abstract dei lavori pubblicati nell’ultimo numero della Rivista italiana di medicina legale e del diritto in campo sanitario (n. 2/2026).

 

 

EDITORIALE

 

Scognamiglio C., Intelligenza artificiale e rapporto medico-paziente: un possibile spazio per l’operare di obblighi di protezione di fonte legale, p. 307 ss.

 

 

DOTTRINA E METODOLOGIA

 

Macchiarelli A.G., Capulli E., Ingravallo F., Tutelare la dignità post-mortem nei mass disaster: criticità e proposte operative. Un contributo etico-antropologico, p. 313 ss.

I mass disaster pongono sfide rilevanti non solo nella gestione dei sopravvissuti, ma anche nel trattamento dei cadaveri e dei resti umani, ambito in cui si intrecciano esigenze sanitarie, forensi, giuridiche ed etico-culturali. Le principali linee guida internazionali raccomandano il trattamento “dignitoso” dei corpi, promuovendo l’identificazione, la tracciabilità individuale e il rispetto delle sensibilità culturali e religiose. Tuttavia, tali indicazioni sono in gran parte formulate in termini generici e risultano molto ancorate a concezioni eurocentriche, con il rischio di essere di limitata applicabilità e inefficaci rispetto all’obiettivo di tutelare la dignità post-mortem in diversi contesti culturali. Il contributo propone un’analisi etico-antropologica delle concezioni del cadavere, considerato come entità simbolicamente attiva e culturalmente situata, dotata di una specifica agentività sociale che incide sui processi di lutto delle comunità colpite. Viene inoltre esaminato il ruolo dei riti funebri e delle pratiche mortuarie come dispositivi fondamentali di elaborazione del lutto. Alla luce di tali considerazioni, il lavoro analizza le principali concezioni della dignità del cadavere e le loro implicazioni normative. Sulla base di questa cornice teorica, vengono infine delineati requisiti minimi e raccomandazioni operative per la gestione etica dei cadaveri nei mass disaster, articolati attorno alla definizione dello statuto del cadavere, al rispetto delle sensibilità culturali, alla considerazione per le singole vittime e i loro familiari e al bilanciamento tra giustizia ed interessi particolari. L’obiettivo è contribuire allo sviluppo di linee guida più chiare, culturalmente sensibili, quindi declinabili localmente, adattabili ai cambiamenti normativi e in grado di prevenire disuguaglianze e di tutelare la dignità post-mortem anche in condizioni di emergenza e scarsità di risorse.

 

Fusco V., Il “difetto” del medicinale nel contesto della responsabilità del produttore, p. 333 ss.

Partendo dalle particolarità del prodotto farmaceutico, il saggio si sofferma sull’accertamento della sua difettosità nel contesto della responsabilità del produttore per danni derivanti da prodotti difettosi, con particolare riferimento all’ipotesi in cui il danno sia la concretizzazione di effetti collaterali propri del farmaco.

 

Manna A., La l. 219/2017. Disciplina generale: i contenuti dell’obbligo informativo verso il paziente e la relazione di cura, p. 349 ss.

La legge 219/2017 disciplina in primo luogo il consenso informato al trattamento medico ed, inoltre, il testamento biologico, ovverosia le DAT; che devono essere rilasciati dal paziente prima di ogni trattamento. Infine, il ricorso alla sedazione profonda, che conduce alla problematica del c.d. diritto a morire.

 

Hamado S., Immobilismo penitenziario, diritto alla salute e telemedicina in carcere, p. 363 ss.

Partendo dal delicato intreccio tra il diritto alla salute “istituzionalizzato” e le esigenze di ordine e sicurezza intrinseche al momento esecutivo della pena, lo studio mette in relazione problemi vecchi con domande nuove. Da un lato il carcere, immobile alle istanze di riforma e avviluppato in una crisi senza fine, dall’altro la sanità digitale, che consentirebbe ai pazienti detenuti un accesso agevole e variegato alle prestazioni sanitarie. Al centro, l’art. 32 Cost. e la flessione che la sua modalità di esercizio potrebbe subire in seguito alla diffusione dei servizi di telemedicina. Non esistendo, attualmente, una fonte legislativa che la regolamenti a livello nazionale, ci si domanda quale interazione si produrrà tra l’art. 11 ord. penit. e l’impiego di queste tecniche. Il contributo ne propone quindi una lettura critica, individuando gli strumenti di tutela che il soggetto in vinculis potrebbe esperire laddove si affermasse una smaterializzazione del rapporto di cura, con conseguente pregiudizio per il suo diritto alla salute.

 

 

RICERCA SPERIMENTALE E CASISTICA

 

Bersani F., Golinelli L., Davolio M.C., Applicazione della tecnica FMEA-FMECA per la valutazione e gestione del rischio clinico nell’ambito delle attività erogate con modalità telemedicina. L’esperienza dell’Azienda USL di Modena nell’ambito dell’attività ambulatoriale di diabetologia erogata con modalità televisita, p. 383 ss.

La Regione Emilia-Romagna, con propria Delibera n. 1227 del 2 agosto 2021 e suo allegato 2, specificava le modalità identificate per l’esercizio delle attività di Telemedicina da intendersi quale “...approccio innovativo della pratica sanitaria, che consente l’erogazione di servizi a distanza attraverso l’uso di dispositivi digitali, software specifici, rete internet e reti di telecomunicazione...”. Nel documento veniva specificato che l’attivazione del servizio di Telemedicina richiede l’adesione preventiva del paziente che, come di consueto e in linea con quanto previsto dalla normativa vigente in tema di consenso informato, deve essere preceduta da un adeguato e puntuale momento informativo, finalizzato a consentire al paziente di essere consapevole dei seguenti aspetti:

– in cosa consiste la prestazione, qual è il suo obiettivo, quali i vantaggi che si ritiene possa avere e quali gli eventuali rischi, in generale e nel caso specifico;

– come verrà gestita e mantenuta l’informazione e chi avrà accesso ai dati personali e clinici del paziente;

– quali strutture e professionisti saranno coinvolti;

– quali saranno i compiti di ciascuna struttura e le relative responsabilità;

– quali sono gli estremi identificativi del/dei titolare/i del trattamento dei dati personali e di almeno un responsabile se individuato, indicando le modalità per conoscere l’elenco aggiornato dei responsabili;

– quali sono le modalità con cui rivolgersi al titolare o al responsabile;

– quali sono i diritti dell’assistito rispetto ai propri dati.

Inoltre, preliminarmente all’attivazione dei servizi di telemedicina, veniva richiesto alle Aziende di adottare un piano di valutazione dei rischi, commisurato alla tipologia di servizi forniti specificatamente in Telemedicina. A seguito di una valutazione aziendale di priorità, emergeva la necessità di promuovere, in prima battuta, l’attivazione della televisita nell’ambito della Specialistica Ambulatoriale, con particolare riferimento alla U.O. di Diabetologia. Pertanto, nella considerazione di un progetto “nuovo” rispetto ai percorsi tradizionali e in fase di attivazione, l’U.O.S. Rischio Clinico riteneva l’applicazione della “Failure Modes, Effects and Criticality Analysis” (FMEA-FMECA) lo strumento più appropriato e funzionale al raggiungimento di un maggior livello di sicurezza per paziente, operatore e Azienda erogatrice. La FMEA-FMECA è infatti uno strumento di analisi proattiva del rischio, basato sull’effettuazione di una valutazione qualitativa e quantitativa di un progetto/processo, finalizzata a identificare le possibili criticità/errori, i loro effetti e le cause potenziali andando poi a classificarli in base a un Indice di Priorità di Rischio (IPR) che, infine, orienterà all’assunzione di successive decisioni operative di miglioramento al fine di prevenire/contenere i rischi prioritari individuati.

 

Pomara C., Serviddio G., Pantè G.G., Salerno M., Diagnosi di infarto miocardico acuto in cadaveri in avanzato stato di decomposizione: il ruolo discriminante dell’immunoistochimica, p. 403 ss.

La diagnosi di infarto miocardico acuto (IMA) in cadaveri con avanzati fenomeni putrefattivi rappresenta una sfida per il medico legale, poiché la degradazione tissutale compromette i reperti macroscopici e istologici convenzionali. Questo studio illustra l’applicazione delle tecniche immunoistochimiche per confermare la vitalità di una lesione ischemica in condizioni postmortali critiche.

È stato analizzato il caso di un uomo di 60 anni, con anamnesi di ipertensione e diabete mellito di tipo 2, deceduto improvvisamente al domicilio. L’autopsia, eseguita dopo esumazione (PMI 121 days), ha evidenziato coronarosclerosi bivasale con stenosi critica dell’arteria discendente anteriore (≈85%) e significativa dell’arteria circonflessa (≈60–70%). Campioni miocardici sono stati sottoposti a colorazione ematossilina eosina e a indagini immunoistochimiche con anticorpi anti-CD15, anti-mieloperossidasi (MPO), anti-CD68 (KP1) e CK AE1-AE3 (controllo negativo). Le reazioni sono state rivelate con metodo streptavidina-biotina e cromogeno DAB.

L’analisi istologica ha mostrato alterazioni profonde delle miofibre, senza reperti morfologici tipici di necrosi ischemica. L’immunoistochimica ha evidenziato una forte positività per CD15 nel setto interventricolare e un’immunoreattività diffusa per MPO nel tessuto necrotico, indicativa di infiltrazione granulocitaria vitale. La reazione per CD68 è risultata focale, mentre il controllo CK AE1-AE3 è stato negativo, escludendo artefatti cromogenici. Questi dati hanno consentito di attribuire la causa di morte a un infarto miocardico acuto settale in soggetto con cardiopatia ischemica severa.

Le tecniche immunoistochimiche rappresentano un supporto diagnostico essenziale nei casi di morte improvvisa con cadaveri putrefatti, permettendo di distinguere infiltrati infiammatori vitali da fenomeni postmortali. L’identificazione di MPO e CD15 si conferma un marker affidabile per la diagnosi di IMA anche in tessuti autolisati, superando i limiti dell’istologia convenzionale e fornendo evidenze oggettive per l’inquadramento medico-legale della causa di morte.

 

 

GIURISPRUDENZA CIVILE

 

Corte di Cassazione, sez. III, ordinanza, 19 febbraio 2026, n. 3735, p. 415 ss.

 

NOTA A SENTENZA

Botto F., Brevi annotazioni sulla recente ordinanza della Cassazione civile n. 3735 del 9 febbraio 2026, p. 425 ss.

L’ordinanza della Corte Suprema di Cassazione n. 3735 del 9 febbraio 2026 consolida il tradizionale orientamento di legittimità con riguardo alla prova del nesso causale nell’ambito della responsabilità medica. Nell’ordinanza annotata si prende in esame il ruolo della cartella clinica quale elemento fattuale da cui trarre l’esistenza di un valido nesso eziologico tra l’operato del medico ed il danno arrecato al paziente.

 

 

GIURISPRUDENZA PENALE

 

Corte di Cassazione, Sezione II penale, sentenza n. 4244 del 21 dicembre 2023 - 31 gennaio 2024, p. 431 ss.

Corte di Cassazione, Sezione V penale, sentenza n. 39438 dell’11 settembre 2025 - 5 dicembre 2025, p. 434 ss.

Corte di Cassazione, Sezione II penale, sentenza n. 1651 del 21 ottobre 2025 - 15 gennaio 2026, p. 439 ss.

 

NOTA A SENTENZA

 

Schiavo M., Le aggressioni al personale sanitario al vaglio della Cassazione, p. 444 ss.

Dopo una breve ricostruzione del quadro normativo di riferimento, lo scritto si sofferma sulle interpretazioni degli artt. 61, n. 11-octies, e 583-quater, 2° co., c.p., in tema di aggressioni al personale sanitario, che sono state prospettate dalla Suprema Corte nelle sentenze in epigrafe.

 

 

MEDICINA DELLE ASSICURAZIONI

 

Gioia S., Lancia M., La sindrome da burnout: indagine su 109 specialisti in Medicina Legale, p. 459 ss.

Il burnout è una sindrome caratterizzata da esaurimento emotivo, depersonalizzazione e ridotta realizzazione personale che riguarda tutti coloro il cui lavoro è fortemente impegnativo da un punto di vista relazionale. La produzione scientifica relativa alla sindrome da burnout nei professionisti sanitari, già abbondante, è divenuta particolarmente fiorente con l’avvento della pandemia da SARS-CoV-2. Tuttavia, nessuno studio finora prodotto ha indagato la categoria dei medici specialisti in medicina legale in Italia. Il presente studio rappresenta la prima indagine effettuata in Italia volta a valutare il rischio di burnout tra gli specialisti in medicina legale mediante la somministrazione del questionario Burnout Assessment Tool (BAT), recentemente validato negli operatori sanitari. Alla chiusura del questionario sono state raccolte complessivamente 109 risposte. Dall’analisi dei dati emerge che il 19,27% dei partecipanti è a rischio di burnout, mentre il 18,35% presenta un rischio molto elevato. Tali risultati evidenziano la necessità di ulteriori approfondimenti volti a comprendere le motivazioni che conducono gli specialisti in medicina legale a livelli così elevati di rischio di burnout, anche mediante l’estensione dello studio su una popolazione più ampia.

 

Sullo A., Le convergenze metodologiche tra Home Care Premium e la Riforma della Disabilità: un’analisi dei modelli di valutazione e progettazione assistenziale, p. 469 ss.

L’autore analizza in modo approfondito le convergenze metodologiche tra il programma Home Care Premium (HCP) e la Riforma della Disabilità (D.Lgs. 62/2024), evidenziando come la valutazione multidimensionale e la co-progettazione personalizzata costituiscano strumenti chiave per l’integrazione socio-sanitaria. L’articolo illustra il contesto normativo e operativo, sottolineando il ruolo dell’ICF e del WHODAS 2.0 nella costruzione di un linguaggio comune per la descrizione del funzionamento e delle limitazioni. Il confronto tra il questionario HCP e il WHODAS 2.0, adottato dalla riforma in sinergia con l’ICF, mette in luce opportunità di standardizzazione dei processi, riduzione delle disomogeneità territoriali e miglioramento del monitoraggio degli esiti. Vengono analizzate le criticità operative, quali la necessità di formazione omogenea degli operatori, il digital divide e la sostenibilità economica, proponendo soluzioni basate su interoperabilità dei sistemi e governance dei dati. L’autore discute inoltre le implicazioni per la qualità di vita delle persone con disabilità e per la responsabilizzazione degli attori istituzionali, suggerendo indicatori di outcome e linee guida per la migrazione verso metriche comuni. Il contributo si conclude con una riflessione sulle prospettive di implementazione, evidenziando come la convergenza tra HCP e la Riforma possa favorire un sistema centrato sulla persona, orientato alla misurazione dei risultati e coerente con le raccomandazioni internazionali.

 

 

OPINIONI A CONFRONTO

 

Il ruolo del medico legale nel processo conciliativo ai sensi dell’art. 696-bis c.p.c.

 

Ferorelli D., Riflessioni sull’obbligo del tentativo di conciliazione art. 8 l. 24/2017 e sulla metodologia medico legale, p. 483 ss.

L’articolo analizza il ruolo e le implicazioni del tentativo obbligatorio di conciliazione introdotto dall’art. 8 della Legge 24/2017 nell’ambito della responsabilità sanitaria, con particolare riferimento all’accertamento tecnico preventivo ex art. 696-bis c.p.c. A quasi un decennio dall’entrata in vigore della normativa, tale strumento si è progressivamente affermato come via privilegiata per la gestione anticipata del contenzioso, offrendo un rilevante contributo in termini di efficienza, rapidità e qualità delle decisioni.

In tale contesto, il medico legale assume un ruolo centrale e strategico, non solo quale garante del rigore tecnico-scientifico nell’accertamento del nesso causale, della responsabilità e del danno, ma anche quale protagonista attivo nella facilitazione della composizione della lite. La dimensione conciliativa rappresenta, infatti, una significativa opportunità di valorizzazione della disciplina medico-legale, ampliandone il perimetro operativo e rafforzandone la funzione di sintesi tra sapere medico e sapere giuridico.

Pur evidenziando i possibili rischi metodologici connessi a un’eccessiva enfasi negoziale, l’analisi sottolinea come tali criticità possano essere efficacemente governate attraverso il mantenimento della centralità del metodo scientifico. In questa prospettiva, le “Linee di Indirizzo” della Federazione delle Associazioni Medico Legali Italiane propongono un modello idoneo a garantire qualità, uniformità e coerenza applicativa.

L’accertamento tecnico preventivo emerge dunque non solo come strumento deflattivo del contenzioso, ma anche come occasione di crescita professionale e culturale per il medico legale, chiamato a integrare competenze specialistiche, capacità valutative e attitudini conciliative in un contesto ad elevato valore sociale e giuridico.

 

La Russa R., Riflessioni sull’obbligo del tentativo di conciliazione art. 8 l. 24/2017 e sulla metodologia medico legale, p. 493 ss.

L’articolo analizza il tentativo obbligatorio di conciliazione previsto dall’art. 8 della Legge 24/2017 nell’ambito della responsabilità sanitaria, con particolare riferimento al ruolo dell’accertamento tecnico preventivo ex art. 696-bis c.p.c. quale condizione di procedibilità dell’azione risarcitoria. La disciplina introdotta dalla Legge Gelli-Bianco ha attribuito alla consulenza tecnica preventiva una funzione non solo istruttoria e valutativa, ma anche conciliativa, configurandola come strumento volto a favorire una definizione anticipata delle controversie e a ridurre il ricorso al giudizio ordinario.

In tale prospettiva, il contributo esamina il rapporto tra consulenza tecnica preventiva e mediazione, evidenziandone le differenze strutturali, procedurali e funzionali. Mentre la mediazione conserva una natura prevalentemente negoziale e stragiudiziale, l’ATP si colloca all’interno di un procedimento giurisdizionale, nel quale il consulente tecnico d’ufficio opera quale ausiliario del giudice e fornisce alle parti una valutazione tecnico scientifica idonea a orientare l’eventuale accordo.

L’analisi si sofferma inoltre sulle criticità applicative dell’istituto, tra cui l’eterogeneità delle prassi, la mancata partecipazione effettiva di tutti i soggetti interessati, la possibile riduzione del tentativo conciliativo a mero adempimento formale e il rischio che l’ATP venga utilizzato prevalentemente come anticipazione istruttoria del giudizio di merito. In questo contesto, viene ribadita la necessità che il medico legale assuma un ruolo attivo e metodologicamente fondato nella conduzione della fase conciliativa, senza sacrificare il rigore tecnico dell’accertamento causale e valutativo.

Particolare rilievo viene attribuito alle più recenti linee di indirizzo elaborate in ambito medico-legale, finalizzate a uniformare le modalità operative del consulente tecnico e a valorizzare una struttura bifasica del procedimento, articolata in una fase tecnico-accertativa e in una successiva fase conciliativa. L’articolo conclude sottolineando come l’efficacia dell’istituto dipenda dalla capacità del CTU di coniugare competenza medico-legale, chiarezza metodologica, trasparenza valutativa e concreta attitudine alla composizione della lite.

 

 

OSSERVATORIO NORMATIVO

 

L. 7 gennaio 2026, n. 1 Modifiche alla legge 14 gennaio 1994, n. 20, e altre disposizioni nonché delega al Governo in materia di funzioni della Corte dei conti e di responsabilità amministrativa e per danno erariale, p. 511 ss.

 

INAIL Raccomandazioni Diagnosi medico-legale malattie neoplastiche asbesto-correlate

 

Raccomandazione n. 4/2023, p. 521 ss.

Raccomandazione n. 1/2025, p. 531 ss.

Nota tecnica per la redazione dei pareri tecnici per neoplasie asbesto-correlate, p. 539 ss.

Appendice, p. 543 ss.

 

 

RECENSIONI

 

Schirò D.M., Recensione a Tutela penale delle persone vulnerabili, a cura di A. Cadoppi-S. Canestrari-C. Conti-A. Manna-M. Papa, Lefebvre Giuffrè, Milano, 2026, p. 545 ss.