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14 Gennaio 2026


Rivista italiana di diritto e procedura penale n. 3/2025

Abstract dei contributi (a cura di Candida Mistrorigo)



Con l'autorizzazione dell'editore Giuffrè Francis Lefebvre anticipiamo di seguito gli abstract dei lavori pubblicati nell'ultimo numero della Rivista italiana di diritto e procedura penale (n. 3/2025).

 

DOTTRINA

ARTICOLI

 

Kostoris R.E., Legalità e interpretazione: il processo penale nel caleidoscopio della contemporaneità, 691 ss.

Il lavoro evidenzia come oggi si intreccino e si sovrappongano tre immagini del processo penale: quella tradizionale secondo la quale esso è regolato da fattispecie astratte e si ispira a un concetto rigido e formale di legalità; una seconda che implica una significativa ibridazione della prima da parte del diritto europeo, destinato a prevalere su quello interno, ma costruito assai più su principi che su regole, con conseguente apertura a un ruolo prevalente del giudice e a un concetto dinamico e teleologico di legalità, e, infine, una terza in cui l’intelligenza artificiale sta giocando un ruolo di importanza crescente, con il rischio incombente che alla legalità normativa si possa venire a sostituire una sorta di postlegalità algoritmica.

 

 

Manes V., Un canone di civiltà dimenticato: il principio di umanità delle pene, p. 701 ss.

L’articolo propone una rilettura sistematica del principio di umanità delle pene, rimasto a lungo ai margini della riflessione giuridica, e che tuttavia rappresenta uno dei cardini più ricevuti e condivisi della “civiltà del diritto”. Muovendo dall’art. 27, comma 3, Cost., se ne indagano le radici storiche e assiologiche, la relazione con il principio rieducativo e le sue proiezioni operative lungo le diverse fasi della risposta punitiva, dalla comminatoria legale, alla fase della concreta irrogazione e commisurazione della pena, sino alla fase esecutiva. In dialogo con la giurisprudenza costituzionale ed europea, il saggio evidenzia la natura assoluta e inderogabile del principio di umanità, la sua funzione di limite invalicabile alla potestà punitiva e la sua progressiva espansione verso nuove aree di tutela, anche rispetto agli effetti “collaterali” della pena. In tale prospettiva, il principio si traduce nel riconoscimento di un vero e proprio diritto fondamentale ad una pena “non inumana”, che impegna lo Stato a garantire condizioni di detenzione e di trattamento conformi alla dignità della persona.

 

 

Mongillo V., Flessibilità e discrezionalità nel sistema della responsabilità da reato dell’ente collettivo, p. 739 ss.

Il saggio analizza il ruolo della discrezionalità nel sistema di responsabilità degli enti previsto dal d.lgs. n. 231/2001, evidenziando la flessibilità della fattispecie dell’illecito “corporativo”, le perduranti incertezze nella valutazione della colpa organizzativa e l’ampiezza del potere giudiziale nella applicazione e commisurazione delle sanzioni. Si sottolinea come una corretta canalizzazione della discrezionalità, orientata al telos normativo e in particolare agli obiettivi della prevenzione ex ante e della riparazione ex post, possa contribuire a rafforzare l’efficacia e la razionalità del sistema, riducendo i rischi di arbitrarietà ed eccessiva imprevedibilità delle decisioni giudiziali. Il contributo si conclude indicando alcune possibili linee di riforma, finalizzate a consolidare la determinatezza normativa e l’equilibrio tra esigenze di efficienza e garanzie.

 

 

Guidi D., Abusi distrattivi e distrazioni appropriative: riflessioni sull’ambito applicativo del nuovo art. 314 bis c.p., p. 773 ss.

Con l’art. 314-bis il legislatore del 2024 ha introdotto nel codice penale una fattispecie di “indebita destinazione di denaro o cose mobili” che rievoca, nella sua conformazione strutturale, l’abrogata fattispecie di abuso d’ufficio, ma se ne discosta per alcuni profili essenziali, sia in relazione ai presupposti della condotta che in relazione alle modalità realizzative del fatto tipico. Il dibattito su questa nuova figura criminosa si incentra oggi prevalentemente sulla portata applicativa del reato e sui rapporti con il “contiguo” delitto di peculato. In particolare, ci si chiede se l’art. 314-bis c.p. sia destinato a convogliare nel proprio raggio applicativo i soli “abusi distrattivi”, in passato riconducibili all’art. 323 c.p., oppure se tutte le tipologie di condotta riconducibili al genus “distrazione” debbano confluire nell’alveo della nuova fattispecie, con conseguente “erosione” del raggio di prensione punitiva del peculato. Il presente lavoro, dopo aver sinteticamente preso in esame le principali soluzioni interpretative sinora emerse in sede di interpretazione dell’art. 314-bis, si propone di tracciare una chiara linea di demarcazione tra peculato e indebita destinazione, facendo leva sull’analisi dei rapporti “strutturali” tra appropriazione e distrazione e sulla ricostruzione di tale ultima categoria giuridico-concettuale.

 

Della Valentina J., La Corte costituzionale e il ‘lessico’ dei diritti fondamentali. A partire da Corte cost., 14 gennaio 2025, n. 7 , p. 797 ss.

Il ‘lessico’ della Corte costituzionale può suggerire molto circa le direttrici assunte dalla stessa nei rapporti con le altre Corti e con il giudice comune, sullo sfondo dei diritti fondamentali. La sentenza n. 7 del 2025 — dall’epilogo apparentemente scontato, nel ricalcare gli sviluppi della più nota e risalente sentenza n. 112 del 2019 — fonda su due elementi essenziali per la delicata ‘politica’ giurisdizionale della Corte, quali la ‘doppia pregiudizialità e la ‘materia penale costituzionale’. Di qui, l’opportunità di sviluppare talune riflessioni intorno alla reale consistenza di tali nozioni — lette in sentenza nel segno del sempre più polivalente principio di proporzionalità —, la cui consistenza lessicale e semantica restituisce la più attuale immagine delle complesse dinamiche che regolano i rapporti tra giudici e Corti.

 

Vinciullo S., La comminatoria di sanzioni punitive allo specchio dell’art. 27 Cost.: un riflesso (quasi) nitido, p. 849 ss.

Il presente contributo propone una riflessione sullo stato dei principi penali di matrice costituzionale applicabili alla matière pénale. Dopo aver passato in rassegna le pronunce della Corte Costituzionale che hanno alimentato il processo di estensione delle garanzie costituzionali strettamente penali alle c.d. pene nascoste, la disamina si concentra sulla sent. C. Cost. n. 7/2025, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della confisca obbligatoria di cui all’art. 2641, co. 2, c.c. per violazione degli artt. 3, 27, co. 3, 11 e 117, co. 1 Cost. in relazione all’art. 49, paragrafo 3, CDFUE. L’art. 27 Cost., finora considerato stretto appannaggio del diritto stricto sensu penale, ha così fatto ingresso nella “zona d’ombra” del diritto punitivo, traghettato dal sindacato sulla (non) proporzionalità della misura. Il processo di affermazione del principio di colpevolezza in questo comparto della materia penale, però, sembra non essersi ancora concluso.

 

Note a sentenza

 

Masullo M. N., Non dissentire equivale a concorrere? A proposito di una recente rilettura giurisprudenziale dell’inerzia come complicità, p. 877 ss.

La nota trae spunto da una recente sentenza in tema di concorso morale nel delitto di omicidio tentato e affronta il delicato rapporto tra connivenza e complicità nell’ipotesi in cui coloro che assistono passivamente alla commissione del reato non rivestono una posizione di garanzia. Nella vicenda concreta, l’estrema gravità della condotta criminosa e delle sue drammatiche conseguenze (il lancio dall’alto di una bicicletta elettrica che ha colpito un giovane causandogli una gravissima invalidità), unitamente ai motivi abietti e futili che hanno sorretto la realizzazione del reato, hanno spinto i giudici di legittimità a qualificare come concorso in tentato omicidio anche il comporta- mento tenuto delle due ragazze del gruppo che hanno assistito inerti alla commissione del reato. La sensazione è che l’esigenza di rendere giustizia, qui particolarmente avvertita, abbia influito sulla decisione di forzare i confini della connivenza (non punibile) a favore della complicità morale, sfruttando a tal fine la permeabilità del paradigma della causalità psichica rispetto al rafforzamento del proposito criminoso.

 

Dell’Osso A. M., La confisca risanata. Le Sezioni Unite appianano le curvature su confisca di denaro e applicazione ai concorrenti nel reato, p. 892 ss.

Lo scritto ripercorre gli snodi argomentativi che hanno condotto la Suprema Corte di cassazione a un netto e condivisibile revirement sulla natura della confisca di denaro, accantonando gli equivoci intrecci tra fungibilità del bene da attingere e pertinenzialità al reato, che avevano disorientato la giurisprudenza precedente. Altrettando appagante è l’inversione di rotta compiuta, anche alla luce di una puntuale e convincente rilettura dei rapporti tra confisca diretta e confisca per equivalente, circa l’applicabilità della misura (e del sequestro a essa prodromico) ai diversi concorrenti nel reato, liberati finalmente da un inafferrabile vincolo di solidarietà della pena.

 

 

COMMENTI E DIBATTITI: “Il principio di proporzionalità come fondamento e limite di una punizione giusta” - Atti XII Convegno Associazione italiana dei Professori di Diritto penale Bologna, 22-23 Novembre 2024

Canestrari S., La funzione critica del bene giuridico. Un monito per i giovani studiosi penalisti, p. 919 ss.

Porchia O., Il principio di proporzionalità nelle scelte di criminalizzazione, p. 925 ss.

Recchia N., I limiti costituzionali alle scelte di criminalizzazione: dal bene giuridico al giudizio di proporzionalità, p. 937 ss.

Bartoli R., Proporzionalità e comminatoria edittale, p. 945 ss.

Epidendio T., Principio di proporzione e complessità del diritto penale, p. 959 ss.

Sotis C., Il cono d’ombra della proporzionalità, tra «episodi marcatamente dissimili» e «fattispecie tendenzialmente omogenee», p. 965 ss.

Risicato L., Proporzionalità e giudizio di cognizione. Note introduttive, p. 977 ss.

Amarelli G., Principio di proporzionalità della pena e giudizio di cognizione, p. 983 ss.

Caianiello M., Il principio di proporzionalità nel diritto penale, p. 1003 ss.

Roja P., Proporzionalità e giudizio di cognizione. Il punto di vista del giudice, p. 1017 ss.

Palazzo F., Il principio di proporzionalità come fondamento e limite di una punizione giusta. Considerazioni introduttive sulla proporzionalità in fase esecutiva, p. 1025 ss.

Bortolato M., La proporzionalità in fase esecutiva, p. 1031 ss.

Caprioli F., Res iudicata penale e diritto del condannato a una punizione non sproporzionata, p. 1037 ss.

Mannozzi G., l’Omega e l’Alfa. Spunti per una nuova ermeneutica della proporzionalità nella fase esecutiva della pena, p. 1047 ss.

Brunelli D., Proporzionalità e autocorrezione nel sistema penale, p. 1061 ss.

De Amicis G., La dimensione europea del principio di proporzionalità sanzionatoria e il suo rapporto con l’ordinamento interno, p. 1071 ss.

Eusebi L., Proporzionalità come coerenza sistematica, p. 1085 ss.

Pulitanò D., L’idea di proporzione e la professione del giurista penale, p. 1095 ss.

Pelissero M., Relazione di sintesi. Proporzionalità e punizione giusta. Una garanzia fragile, da rafforzare, p. 1103 ss.

 

Tra gli ulteriori contributi presenti nel fascicolo della Rivista, oltre alle consuete rassegne di giurisprudenza costituzionale e di giustizia penale sovranazionale, si segnalano, nella Rassegna bibliografica, le recensioni delle seguenti monografie:

 

Arroyo Zapatero L., Le tre passioni delle scienze penalistiche, ed. it. a cura di F. Rossi, Lefebvre Giuffrè, Milano, 2025, pp. 77. (Arianna Visconti), p. 1223 ss.

Duane J., Hai il diritto di rimanere innocente, ed. it. a cura di F. Morelli, Mimesis/Fondali,  Milano, 2024, pp. 128. (Luca Marafioti), p. 1224 ss.

Fiorelli G., Fronza E., Guzmán N., Ippolito D., Marafioti L. (a cura di), Verità e giustizia nel processo penale, RomaTre-Press, Roma, 2025, pp. 393. (Alessia Di Domenico), p. 1226 ss.