Abstract. L'espressione del parametro su cui valutare e misurare la condotta doverosa costituisce uno dei profili di maggiore criticità della colpa. Il saggio intende verificare come la figura dell’agente modello, impersonata dall’homo eiusdem professionis et condicionis, trovi applicazione nella giurisprudenza, distinguendo l’analisi tra la colpa in attività lecite e quella che si innesta in condotte illecite. L’analisi dimostra che solo quando il parametro di riferimento viene calato correttamente, con giudizio autenticamente ex ante, nel contesto di elementi significativi della prevedibilità in concreto, la figura è in grado di svolgere il ruolo di orientamento e di giudizio. La conciliazione applicativa, nella giurisprudenza, dei principi di legalità e di colpevolezza può trovare così ancora lo strumento più idoneo proprio nel modello di agente coscienzioso e avveduto.
SOMMARIO: 1. La colpa: alla ricerca di un ruolo (e di un modello). – 1.1. Il termine di confronto, guida e accertamento: l’homo eiusdem professionis et condicionis. – 1.2. La compatibilità con i principi costituzionali di colpevolezza e legalità. – 1.3. Le risposte della giurisprudenza, anche riguardo alla specificità-concretezza dell’evento. – 2. Il modello di agente nella giurisprudenza. – 2.1. Il riconoscimento delle Sezioni Unite. – 2.2. Un utilizzo normale e variegato. – 2.3. Le impostazioni critiche con qualche replica: dal disastro di Viareggio alla tragedia di Rigopiano. Spunti di riflessione. – 3. Il parametro di riferimento nella colpa in attività illecite. – 3.1. – Le combinazioni dolo-colpa e dolo-prevedibilità in concreto. – 3.2. Quale agente modello in re illicita. – 3.3. Le difficoltà applicative e gli indici significativi. – 4. L’estraneità dell’agente modello al dolo. – 5. Conclusioni.
* In vista della pubblicazione su Diritto penale contemporaneo – Rivista trimestrale, il contributo, qui pubblicato in anteprima, è stato sottoposto in forma anonima, con esito favorevole, alla valutazione di due revisori esperti.