Cass., Sez. VI, sent. 4 aprile 2025 (dep. 9 luglio 2025), n. 25199, Pres. G. De Amicis, Est. D. Tripiccione
Diamo notizia ai lettori della sentenza n. 25199 della Sesta sezione penale della Corte di Cassazione, depositata lo scorso 9 luglio, che ha chiarito, in materia di pene sostitutive delle pene detentive brevi di cui all’art. 20 bis c.p., che il giudice d'appello è tenuto a esaminare la possibilità della loro applicazione, ai sensi dell’art. 95 del d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 (riforma Cartabia), solo se vi sia una specifica richiesta dell’imputato, non rientrando la loro applicazione tra i poteri officiosi del giudice. Tale istanza non deve necessariamente essere formulata con l’atto di impugnazione o con i motivi aggiunti previsti dall’art. 585, comma 4, c.p.p., ma deve, comunque, intervenire, al più tardi, nel corso dell’udienza di discussione d’appello.
Tale principio, a detta della Suprema Corte, vale anche nell’ipotesi in cui l’appello sia stato proposto dal pubblico ministero contro una sentenza di assoluzione, in quanto grava sull’imputato l’onere di prospettare al giudice tutte le istanze a lui favorevoli, ivi comprese le richieste che incidono sul trattamento sanzionatorio, considerando anche l’ipotesi di un ribaltamento della sentenza assolutoria.
In allegato può leggersi il testo della sentenza.
(Patrizia Brambilla)


