Pubblichiamo in allegato due recenti volumi della collana Giustizia e Letteratura, a cura di G. Forti, C. Mazzucato, A. Visconti.
Giustizia e Letteratura - Temi
"L'esercizio del 'giusto giudizio'. Dialoghi manzoniani sull'idea di responsabilità e i fondamenti della Giustizia", a cura di Gaia Donati, Gabrio Forti, Claudia Mazzucato, Arianna Visconti, Milano, Vita e Pensiero, 2025, 504 pp.
Presentazione breve: Che cosa rende ‘giusto’ l’esercizio del ‘giudizio’? Quanto, come e perché il ‘giudicare’ non si lascia ridurre al semplice ‘spiegare’? Queste le domande che si dischiudono non appena si mette a tema il ‘giudizio’, tanto più in un contesto socio-culturale, oltre che giuridico-istituzionale, nel quale si assiste, a tutti i livelli, a un ‘infuriare’ di giudizi ‘sommari’, il cui assordante rumore di fondo sembra renderci orfani di giudizi veri e, appunto, giusti. Le opere letterarie prese in considerazione in questo volume lasciano intravedere spiragli di risposta a tali secolari quesiti dell’umanità. La Storia della colonna infame, che è il luogo del giudizio e del giudizio sul giudizio, ma anche I promessi sposi, dove il giudizio è più squisitamente narrativo, pongono le basi per scandagliare, con Alessandro Manzoni, la dimensione etica della vita e il delicato equilibrio tra giudizio e comprensione. Un interrogativo che si ripropone nel dialogo con Leonardo Sciascia e Primo Levi, ma anche con molti altri autori e pensatori, attualizzato, ad esempio, nella serrata discussione critica con la tendenza, espressione di una crescente ‘ansia punitiva’, a mal sopportare i tempi e i vincoli di garanzia dello stesso procedimento penale, in favore del ben più rapido, ed emotivo, ‘giudizio mediatico’. Congiungendo competenze teoriche e sensibilità applicative, esperienze giuridiche e prospettive filosofiche, sociologiche, psicologiche e criminologiche, il volume incoraggia il lettore, tanto più quello interessato al livello di civiltà giuridica (e, dunque, di civiltà tout court) della società in cui vive, a dipanare l’intreccio tra responsabilità, giudizio, riparazione e pena, «tutte categorie che evocano situazioni di sofferenza». La risposta alla perturbante domanda «Ma come rispondere diversamente?» sta nel prendere sulle spalle un «pezzetto della croce della società», aprendosi a un’idea di giustizia come ascolto e attenzione.
La scheda completa, comprensiva di Indice e Introduzione, è disponibile in Open Access sul sito dell'Editore.
Giustizia e Letteratura - Vie
"Haiku per la Giustizia. Un modello di stile per 'parole giuste'", a cura di Gabrio Forti e Priscilla Bertelloni, Milano, Vita e Pensiero, 2025, 176 pp.
Presentazione breve: L’affermazione della giustizia passa anche attraverso la sapiente cura dedicata alle sue forme comunicative. La chiarezza nell’uso delle parole è indice di lucidità di pensiero: due qualità interdipendenti di cui non di rado si è costretti a constatare l’assenza in atti legislativi o giudiziari. L’addestramento a una sorta di ‘poetica’ del legiferare (che è poi anche una ‘poetica del giudicare’) diviene addirittura vitale, in tutti i sensi, nel campo della giustizia penale, dove – realmente e non solo metaforicamente – una singola parola sbagliata può decidere i destini e la vita stessa di persone o di interi gruppi sociali. In questo volume si esplora, con varietà di accenti e prospettive, in un dialogo tra saperi diversi, l’intensa forza espressiva dello haiku, la cui rigida struttura formale esalta tanto la musicalità delle parole scelte, quanto il valore delle pause di silenzio ‘pensoso’. Nell’accelerazione e alienazione delle società tardo-moderne, si richiede particolarmente agli ‘operatori di giustizia’ – e lo è ogni cittadino, prima ancora che ogni professionista del diritto – la capacità di soste contemplative e di quella attenzione all’umano che, secondo Simone Weil, dovrebbe essere l’unico oggetto dell’educazione.
La scheda completa, comprensiva di Indice e Introduzione, è disponibile in Open Access sul sito dell'Editore.