Pubblichiamo di seguito, con nostra traduzione in italiano, un contributo del Prof. Joseph Margulies (Cornell University) sulle note vicende di Minneapolis. La versione originale, in lingua inglese, può leggersi in allegato.
1. Amici in Italia e in tutto il mondo osservano stupefatti, a bocca aperta, ciò che sta accadendo negli Stati Uniti. Persino chi è ormai assuefatto ai livelli di violenza armata illegale degli Stati Uniti non avrebbe mai pensato di vedere civili assassinati in pieno giorno da membri di una milizia federale, pesantemente armata, che scorrazza per le strade, mentre le telecamere filmano la scena da ogni angolazione. Ancor meno, nessuno avrebbe immaginato che questi omicidi rimanessero impuniti e che gli assassini rimanessero senza nome.
Forse è troppo sperare di riuscire a rendere comprensibile ad un pubblico italiano ciò che sta accadendo negli Stati Uniti, ma credo quantomeno di poter spiegare le contraddizioni che hanno portato a tutto questo all’interno della coalizione trumpiana. Spero inoltre che i lettori italiani possano trarre da questo mio intervento spunti utili per affrontare le proprie battaglie contro la minaccia del totalitarismo, per quanto avanzata ritengano che essa sia in Italia.
2. Più di chiunque altro nella storia recente degli Stati Uniti, Donald Trump prospera sulla demonizzazione. Nella sua campagna presidenziale del 2024, il veleno di Trump ha preso di mira un elenco apparentemente infinito di nemici — dai cosiddetti leftists alle “élite”; dai musulmani agli immigrati — tutti presumibilmente determinati a distruggere l’America. Ma il demone più potente che ha evocato è stato l’invasore predone, un selvaggio assetato di sangue e rapace che attraversa illegalmente il confine e si accanisce contro innocenti americani.
La promessa di Trump di espellere rapidamente i criminali violenti presenti illegalmente negli Stati Uniti è stata una delle più popolari durante la campagna elettorale. Almeno in astratto, i cittadini americani sono in gran parte favorevoli all’espulsione degli stranieri che hanno commesso atti di grave violenza e sostengono altresì che questi vadano rimossi dalle nostre comunità. Ma una cosa è promettere di salvare il Paese da un demone immaginario, e un’altra è farlo davvero. Non appena Trump è entrato in carica, si è scontrato frontalmente con la realtà, e la sua risposta a questa realtà ha messo a nudo le contraddizioni della sua campagna e la spietatezza di fondo della sua amministrazione.
Per cominciare, sebbene una maggioranza di americani sia favorevole all’espulsione degli immigrati senza documenti che hanno commesso reati violenti, il numero di immigrati che rientrano in questa categoria è una frazione minuscola in rapporto al numero di persone che Trump aveva promesso di espellere durante la campagna. Pur essendo, come di consueto, vago sulle sue intenzioni, alla fine del 2023 negli Stati Uniti c’erano circa 14 milioni di immigrati senza documenti. Ma, come in qualsiasi gruppo, la stragrande maggioranza di queste persone vive l’intera vita nel rispetto della legge — anzi, persino più dei cittadini statunitensi: “gli immigrati — inclusi quelli senza documenti — hanno meno probabilità di commettere reati rispetto ai nativi degli Stati Uniti. Questo vale a livello nazionale, statale, di contea e di quartiere, e sia per i reati violenti sia per quelli non violenti.”
Allo stesso tempo, la criminalità violenta negli Stati Uniti è in calo da una generazione, sin dagli anni Novanta. I tassi di criminalità violenta sono aumentati pericolosamente durante la pandemia, per ragioni che ancora non comprendiamo del tutto, ma negli ultimi anni hanno ripreso a diminuire e ora sono generalmente al di sotto dei livelli pre-pandemici. Sebbene i dati definitivi per il 2025 non siano ancora disponibili, sembra che i tassi di omicidio negli Stati Uniti siano scesi ai livelli più bassi mai registrati dalle forze dell’ordine a partire dall'inizio del novecento.
3. Considerati insieme, questi elementi mostrano che la promessa elettorale di Trump è sempre stata grottescamente non in sintonia con ciò che una maggioranza di americani desidera. Il numero di persone che gli americani ritengono, almeno in astratto, dovrebbero essere espulse è sempre stato enormemente inferiore al numero che Trump aveva promesso di colpire.
Ma dopo aver condotto una campagna basata sulla promessa di respingere l’apocalisse, Trump difficilmente poteva dichiarare il primo giorno che il problema non esisteva. Doveva comportarsi, in altre parole, come se esistesse una minaccia esistenziale non solo al confine, ma già in mezzo a noi. E per alcuni dei suoi consiglieri — e forse per lo stesso Trump — questa minaccia esiste. I principali consiglieri di Trump sull’immigrazione, e in particolare il vice capo di gabinetto Stephen Miller, considerano gli immigrati una minaccia esistenziale per la civiltà occidentale. È stato Miller, per esempio, a predisporre la retorica del discorso che Trump pronunciò nel 2017 al popolo polacco:
«La domanda fondamentale del nostro tempo è se l’Occidente abbia la volontà di sopravvivere. Abbiamo fiducia nei nostri valori tanto da difenderli a qualsiasi costo? Abbiamo abbastanza rispetto per i nostri cittadini da proteggere i nostri confini? Abbiamo il desiderio e il coraggio di preservare la nostra civiltà di fronte a coloro che vorrebbero sovvertirla e distruggerla?»
A differenza della grande maggioranza degli americani, che tendono a giudicare gli immigrati in base a ciò che fanno piuttosto che al semplice fatto di essere immigrati, Miller e gli altri nativisti non fanno queste distinzioni. Non distinguono tra immigrati “buoni” e “cattivi”; per loro sono tutti cattivi e devono essere rastrellati e cacciati via il più rapidamente e sbrigativamente possibile. Nella sua isteria xenofoba, Miller ha fatto della deportazione degli immigrati la sua massima priorità. Nel maggio 2025 abbiamo appreso che ha stabilito quote di arresto per gli agenti dell’ICE — 3.000 arresti al giorno — un numero enormemente superiore a quello che l’ICE stava effettuando all’epoca. Ogni giorno Miller esercita l’enorme pressione della Casa Bianca sui funzionari della Sicurezza Interna affinché portino a termine il compito, indipendentemente dal costo umano.
4. Era quindi inevitabile che si profilasse uno scontro. Gli integralisti dell’amministrazione erano da sempre decisi a promuovere un’espulsione di massa, quantomeno di tutti gli immigrati senza documenti, una politica enormemente più draconiana di quanto la maggior parte degli americani sostenga. Ma altri due aspetti hanno dato a questo scontro la forma particolarmente orribile che ora assume in luoghi come Minneapolis.
4.1. Primo, sebbene gli immigrati siano vitali per l’intera economia statunitense e siano presenti in tutto il Paese, Trump non li prende di mira ovunque. C’è una ragione se non vediamo grandi operazioni dell’ICE negli Stati guidati dai repubblicani.
Trump mette infatti in atto queste operazioni anti-immigrazione, altamente visibili, come forma di ritorsione per seminare il caos nelle roccaforti democratiche. Anzi, lo dice in modo perfettamente esplicito. Nel gennaio 2026, dopo che gli agenti dell’ICE a Minneapolis avevano ucciso Renee Good, Trump promise ai cittadini del Minnesota, sulla sua piattaforma di social media, che “IL GIORNO DEL REGOLAMENTO DI CONTI E DELLA RITORSIONE STA ARRIVANDO!” (Inutile dire che le maiuscole e l’enfasi sono tutte presenti nella versione originale). Poco dopo aver lanciato quello che Trump sicuramente pensava fosse una sorta di tuono divino, è seguita l’ondata di operazioni dell’ICE che portò all’uccisione di Alex Pretti. In breve, Trump usa l’applicazione delle leggi sull’immigrazione come arma di partisan advantage.
4.2. Secondo, Trump è un autoritario performativo. Ama le dimostrazioni muscolari di potenza militare, tutte finalizzate a piegare i suoi detrattori. A sottometterli. A farli piegare. Non vuole semplicemente l’ordine, vuole l’obbedienza, persino l’ossequio. E sfortunatamente, i suoi sostenitori più appassionati lo amano proprio per questo. Venerano la sua personalità di uomo forte, donnaiolo, al di sopra della legge. Sono le persone che plaudono al saccheggio del Venezuela, sogghignano sull’Europa e pestano i piedi con entusiasmo sguaiato all’idea di impadronirsi della Groenlandia. E scoppiano in applausi fragorosi ogni volta che agenti dell’ICE pesantemente armati trascinano una donna nera o appartenente ad un'altra minoranza razziale fuori dal sedile della sua auto e la scaraventano a terra. Trump non può sopravvivere senza questa parte del suo elettorato. Sono più della sua base; sono la sua linfa vitale. Ed è per loro, e per il sostegno che offrono ai tratti peggiori della personalità di Trump, che era inevitabile che l’azione dell’ICE non fosse solo pesante e brutale, ma fascista.
In questo modo, tutti gli elementi non potevano che condurre al caos che ora vediamo imperversare a Minneapolis: una maggioranza di americani è favorevole a un programma che si limita a deportare persone che si è dimostrato essere colpevoli di reati violenti; l’amministrazione sostiene la deportazione di massa di immigrati il cui unico “crimine” è essere entrati nel Paese illegalmente, magari decenni fa, ma che nel frattempo hanno vissuto vite rispettose della legge e produttive e si sono radicati nelle loro comunità; nell’attaccare queste persone, l’amministrazione utilizza le pratiche coercitive dello Stato di polizia; e applica questo orrore in modo selettivo, usando il suo brutale potere repressivo come strumento politico senza controllo.
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In queste circostanze, l'insurrezione a Minneapolis era inevitabile.
Era inevitabile che l’amministrazione Trump fosse ferocemente e visibilmente iper-aggressiva nella sua applicazione politicamente motivata delle leggi e che prendesse di mira persone amate e accolte dalle loro comunità.
Era inevitabile che i cittadini del Minnesota insorgessero per resistere a questa aggressione, come farebbero gli abitanti di qualsiasi grande città americana. Era inevitabile che Trump e i suoi accoliti fraintendessero questa insurrezione e cercassero di schiacciarla prima di tentare di comprenderla.
Ed era inevitabile che, prima o poi, l’ICE finisse col sparare e uccidere americani innocenti.