Segnaliamo ai lettori il Position Paper 8/2026 di Assonime in merito alle principali novità e questioni applicative relative al progetto di riforma della disciplina della responsabilità amministrativa degli enti di cui al D.lgs. 8 giugno 2001, n. 231, elaborato dalla commissione di esperti incaricata dal Ministero della Giustizia.
Il Position Paper è consultabile in allegato, riportiamo di seguito l'abstract del documento pubblicato sul sito di Assonime.
Il contributo esamina il progetto di riforma della disciplina della responsabilità amministrativa degli enti di cui al D.lgs. 8 giugno 2001, n. 231, elaborato dalla commissione di esperti incaricata dal Ministero della Giustizia, analizzandone le principali innovazioni e le questioni applicative che ne derivano.
Questa riforma era attesa da tempo, poiché interviene su una materia che, negli anni, è stata interessata da una significativa evoluzione sia nella prassi delle imprese sia nell'elaborazione giurisprudenziale. Essa incide su aspetti centrali dell'organizzazione e delle responsabilità d'impresa, nonché su profili di rilievo sistematico per l'intero ordinamento. Per queste ragioni, rappresenta un importante passo avanti per il nostro sistema giuridico ed economico.
Le nuove disposizioni del progetto di riforma si muovono lungo cinque linee direttrici: i) previsione della centralità della colpa di organizzazione come elemento costitutivo dell'illecito dell'ente; ii) valorizzazione delle best practices in uso nelle imprese; iii) introduzione di un principio generale di adeguatezza della compliance 231 alla natura e dimensione dell'impresa e previsione di misure semplificate per le PMI; iv) rafforzamento del meccanismo premiale, anche attraverso il riconoscimento del valore della riorganizzazione post factum, e delle garanzie processuali per l'ente imputato; v) equiparazione del regime di prescrizione dell'ente a quello della persona fisica.
Ne emerge un progetto di riforma ampiamente condivisibile nelle sue linee essenziali. Un testo equilibrato e mirato, che raccoglie le migliori acquisizioni della giurisprudenza e della prassi emerse in venticinque anni di vigenza della disciplina, che si sottrae alla tentazione di normare in modo ipertrofico ulteriori profili organizzativi dell'impresa, e che rafforza la proporzionalità dei precetti per le imprese di minori dimensioni, migliorando così per le imprese italiane gli aspetti di confronto internazionale sulle misure di contrasto all'illegalità.
Il progetto si colloca all'interno di un più ampio processo di trasformazione della compliance d'impresa, nel quale i modelli organizzativi assumono una funzione sempre più centrale non solo ai fini dell'esenzione dalla responsabilità dell'ente, ma anche quale strumento di gestione dei rischi, di presidio della legalità e di integrazione degli obblighi derivanti da discipline contigue. In questa prospettiva, il contributo offre una valutazione critica delle scelte riformatrici, mettendone in luce potenzialità, limiti e possibili ricadute sistematiche.
Nel commentare le modifiche prospettate dalla Commissione di riforma, il lavoro evidenzia anche i punti di contatto e le esigenze di coerenza tra il D.lgs. 231/2001 e altre discipline che, negli ultimi anni, hanno conosciuto una significativa evoluzione, quali gli istituti del Codice Antimafia, le discipline nazionali ed europee in tema di sostenibilità, tutela dei diritti umani e doveri di due diligence nelle catene di fornitura, alcune disposizioni del codice degli appalti pubblici.