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17 Marzo 2026


La "piaga dei suicidi dei detenuti", le condizioni critiche del carcere e il valore delle attività "trattamentali" nel discorso del Presidente Mattarella alla Polizia Penitenziaria nel suo 209° anniversario

"La finalità di reinserimento, di recupero dei detenuti...è non soltanto un obbligo costituzionale, ma è una scelta di civiltà, ed è anche un investimento per la sicurezza della cittadinanza"



Pubblichiamo di seguito per l'interesse e il rilievo - tratto dal sito del Quirinale - il testo scritto dell'intervento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione dell’incontro del 16 marzo 2026 con il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, e una rappresentanza del Corpo di Polizia Penitenziaria in occasione del 209° anniversario.

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Stavo guardando il volume, Direttore, per ringraziare: è un volume prezioso. E mi consente anche di salutare e ringraziare, per la loro presenza, i familiari dei caduti in servizio, Medaglia d’Oro. La loro presenza, per il Corpo, in questo 209esimo anniversario, è un ulteriore conforto e segno di vicinanza, ma desidero esprimere loro la riconoscenza della Repubblica e la mia personale per essere qui questa sera. Gli auguri li rivolgo a coloro che lasciano il servizio, dopo anni di impegno intenso e sovente faticoso della loro attività. E gli auguri anche agli allievi, che si preparano a questo compito così delicato.

Tra le cose che il Capo Dipartimento ha, poc’anzi illustrato, vi è una evidente e anche esauriente panoramica dei compiti che il Corpo è chiamato a svolgere. Poc’anzi, abbiamo avuto un colloquio in cui abbiamo affrontato diversi problemi e parlato delle prospettive per l’attività di questo importante reparto per la vita della Repubblica e dell’attività del Corpo penitenziario.

Sono compiti, quelli che siete chiamati a svolgere, di grande responsabilità. Sovente in condizioni di estrema difficoltà, talvolta difficoltà insostenibili per le condizioni di sovraffollamento, che ben conoscete meglio di ogni altro; per le condizioni strutturali degli edifici penitenziari, sotto il profilo, non soltanto - ed è già decisivo questo aspetto, sanitario - ma anche sotto il profilo strutturale, non essendo adeguati al compito cui sono chiamati questi edifici.

Vi si aggiunge una carenza di personale, che non è da oggi, ma continua a pesare fortemente anche sul lavoro degli agenti del Corpo penitenziario, chiamati a moltiplicare gli sforzi per l’attività da svolgere.

A questo si aggiunge anche la carenza di alcune professionalità, come quelle sanitarie e quelle dei formatori, che sono essenziali nel mondo carcerario.

Vi è una condizione complessiva che richiede a tutti voi del Corpo un impegno particolare, un sovrappiù di impegno professionale. E io vi ringrazio per la dedizione con cui svolgere i compiti che vi sono affidati.

Naturalmente vi sono tanti problemi che tutti conosciamo e conoscete voi meglio di ogni altro. Il primo dei quali è la piaga dei suicidi dei detenuti, che non si attenua. Ciascuno di questi casi è una sconfitta dello Stato cui sono affidate le vite dei detenuti.

Vi è inoltre un’esigenza che va sviluppata sempre di più e che voi conoscete meglio di ogni altro, perché la vivete giorno per giorno: la finalità di reinserimento, di recupero dei detenuti; per tutti, particolarmente per i più giovani. È non soltanto un obbligo costituzionale, ma è una scelta di civiltà, ed è anche un investimento per la sicurezza della cittadinanza, perché l’opera di recupero, quando svolta, conduce a una recidiva estremamente bassa e, quindi, è una responsabilità che la Repubblica ha, da coltivare concretamente il più possibile.

Anche per questo sono molto importanti le attività che vengono definite con un termine - dicevo poc’anzi al Capo Dipartimento - non felicissimo, “trattamentali”, ma che sono essenziali in questa finalità di recupero e reinserimento. Anche per rendere più alta la speranza di recupero per il futuro. E d’altronde questa, come tutti sappiamo, è una finalità prevista dalla Costituzione che la Repubblica ha l’obbligo di coltivare.

Questa per me è un’occasione, in questi 209 anni che sono decorsi dalla fondazione del Corpo, per ringraziare tutti gli addetti, le donne e gli uomini che vi lavorano, per il compito che svolgono, per la dedizione con cui lo svolgono. Con gli auguri per questo anniversario e gli auguri per il loro futuro e per il loro lavoro.

Auguri.