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06 Dicembre 2025


"Non sarò complice". L'intollerabile situazione delle carceri nel Discorso alla città dell'Arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini, in occasione della festività di Sant'Ambrogio

"Il rimedio al sovraffollamento non potrà essere l’incremento della spesa di denaro pubblico per costruire altre prigioni"



Pubblichiamo di seguito, per l'autorevolezza e per il rilievo rispetto al dibattito sulle condizioni emergenziali delle carceri italiane, un estratto del Discorso alla città 2025, intitolato «Ma essa non cadde – La casa comune, responsabilità condivisa», pronunciato dall’Arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, nella Basilica di Sant’Ambrogio venerdì 5 dicembre. Il testo integrale del Discorso può leggersi sul sito internet della Diocesi di Milano. Dopo aver denunciato l'intollerabile condizione delle carceri, segno di crollo della civiltà, quale "casa comune", l'Arcivescovo invita a non essere complici e a "farsi avanti" assumendosi "la responsabilità di applicare la Costituzione della Repubblica e i regolamenti del carcere nella loro intenzione di recupero e reinserimento". L'invito dell'Arcivescovo di Milano precede il Giubileo dei detenuti, che si celebrerà settimana prossima, dal 12 al 14 dicembre. La ricorrenza non è priva di significato, anche sul piano politico, se si considera, come ha ricordato Luigi Manconi su Repubblica qualche giorno fa, che "nella Bolla di indizione, Francesco così si esprimeva il 9 maggio del 2024: 'Propongo ai governi che si assumano iniziative che restituiscano speranza; forme di amnistia o di condono della pena volte ad aiutare le persone a recuperare fiducia in sé stesse e nella società'. I nostri devotissimi governanti hanno fatto devotamente spallucce e, a 18 mesi dalla Bolla, non un solo atto di indulgenza e clemenza è stato assunto" (così L. Manconi, Indulto, se la speranza resta in carcere, La Repubblica, 5 dicembre 2025).

(Gian Luigi Gatta)

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INTRODUZIONE

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...L’impressione del crollo imminente di una civiltà, della rovina disastrosa di una città segna non raramente anche la storia di Milano. Possiamo riconoscere segni preoccupanti e minacce di crollo e possiamo domandarci: veramente il declino della nostra civiltà è un destino segnato? Ci sarà una ripresa di gusto per costruire, una volontà di aggiustare il mondo, un farsi avanti di uomini e donne capaci e desiderosi di sognare, di operare, di contribuire a una vita migliore per la casa comune?...

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1. MINACCE DI CROLLO...

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L’intollerabile situazione delle carceri: la repressione come unica strada

La situazione delle carceri del nostro territorio è intollerabile per fattori cronici, per le condizioni attuali dei carcerati e del personale e per il degrado strutturale dei penitenziari.

La Costituzione della Repubblica italiana è tradita nelle reali condizioni dei carcerati, nella formazione e trattamento del personale della Polizia penitenziaria. La Costituzione è smentita dall’accanimento progressivamente repressivo delle indicazioni normative. Sono impraticabili percorsi accessibili a tutti per il reinserimento dei colpevoli di reati nella convivenza sociale. Le condizioni di squallore, di degrado e di violenza non facilitano il riconoscimento del male compiuto. Piuttosto suscitano rabbia, risentimento, umiliazioni. Si può prevedere che persone così maltrattate in carcere saranno persone più pericolose fuori dal carcere: hanno imparato a odiare le istituzioni piuttosto che ad assumere la responsabilità di essere cittadini onesti.

Le condizioni di detenzione sono insostenibili per il sovraffollamento. Il rimedio al sovraffollamento non potrà essere l’incremento della spesa di denaro pubblico per costruire altre prigioni. Una società che funziona in modo che la detenzione sia il modo più ovvio, condiviso e sbrigativo per sanzionare reati si rivela incapace di prevenire i reati, di esigere la riparazione dei danni e di porre le condizioni per recuperare persone alla legalità.

Le condizioni di detenzione sono insostenibili per la condanna al carcere di persone segnate da malattie psichiatriche che invece di essere curate diventano presenze incontrollabili, pericolose per gli altri e spesso indotte a forme di autolesionismo e al suicidio.

L’orientamento di una mentalità repressiva che cerca la vendetta piuttosto che il recupero, che si difende con indifferenza e ignoranza, segnala una crepa pericolosa nella casa comune.

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2. IO MI FACCIO AVANTI

Di fronte alle crepe che minacciano la stabilità della casa comune, si fanno avanti quelli che dichiarano di voler mettere mano all’impresa di aggiustare il mondo.

Si fanno avanti coloro che riconoscono nella fede cristiana un fondamento necessario per la speranza e una motivazione decisiva per l’impegno.

Si fanno avanti coloro che sono animati da una passione per il bene comune e avvertono la vocazione alla solidarietà come fattore irrinunciabile per la loro coscienza.

Si fanno avanti coloro che custodiscono principi di giustizia, pensieri di saggezza, consapevolezza delle proprie responsabilità, e che non sarebbero in pace con se stessi se si accomodassero nell’indifferenza.

Si fanno avanti: non sono perfetti, non si ritengono superiori. Ma si fanno avanti ogni mattina. Non fanno grandi discorsi, ma io credo di poterne indovinare l’animo.

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Si fa avanti la responsabile del carcere

Io mi faccio avanti. Mi assumo la responsabilità di applicare la Costituzione della Repubblica, i regolamenti del carcere nella loro intenzione di recupero e reinserimento, i rilievi dell’Europa. Mi farò carico di affrontare il problema drammatico del sovraffollamento non chiedendo la costruzione di altre carceri, ma riducendo il numero dei carcerati. In carcere non devono essere detenuti i malati. In carcere non devono restare inoperosi quelli che possono lavorare.

Chi ha commesso un danno verso la società o verso le persone deve essere impegnato a riparare, non a fare ulteriori danni. Non ho mai visto che un trattamento più duro renda migliori le persone o dissuada qualcuno dal commettere reati.

Voglio offrire ragioni e percorsi per diventare onesti, piuttosto che esasperare gli animi, fare andare fuori di testa i fragili e i malati. Non sarò complice.

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3. LA CASA NON CADE

La casa non cade perché ci sono persone che si fanno avanti per aggiustarla e renderla abitabile.

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