Abstract. La proposta di introduzione di un delitto autonomo di femminicidio, già approvata al Senato e ora all’esame della Camera, è sin da subito stata oggetto di numerosi commenti nell’ambito della dottrina penalistica. Al fine di offrire un ulteriore spunto di riflessione sulla norma in corso di approvazione – da alcuni classificata tra gli interventi meramente simbolici del legislatore – si è pensato a una indagine empirica sulla recente giurisprudenza della Corte d’Assise di Milano in tema di omicidi di donne per motivi di genere, con l’intenzione di confrontare il trattamento sanzionatorio effettivamente irrogato con quello astrattamente prevedibile qualora si ipotizzasse una imputazione ai sensi del nuovo art. 577 bis c.p., che prevede la pena edittale dell’ergastolo. La ricerca, pur con i limiti di cui si dirà, si propone di valutare l’eventuale impatto, in termini di inasprimento sanzionatorio, della nuova disciplina, operando un confronto con l’impianto repressivo di cui l’ordinamento già dispone come risposta ai casi di femminicidio, al fine di concludere con qualche considerazione sull’opportunità di introdurre il nuovo delitto per come attualmente formulato.
SOMMARIO: 1. Premessa. – 2. Un breve inquadramento del contesto italiano in tema di femminicidi. – 3. Il nuovo delitto di Femminicidio. – 4. Alcune considerazioni critiche sul trattamento sanzionatorio previsto dal nuovo art. 577 bis c.p. – 5. Una analisi della recente giurisprudenza della Corte d’Assise di Milano in tema di femminicidio. – 6. Brevi osservazioni conclusive.
*Il contributo è stato sottoposto in forma anonima, con esito favorevole, alla valutazione di un revisore esperto.



Cecilia Pasini