Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, Sez. I, 11 dicembre 2025, Diaco e Lenchi c. Italia
A proposito del dibattito sullo stato e sui problemi della giustizia italiana, segnaliamo ai lettori l'allegata sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, depositata l'11 dicembre 2025, che condanna l'Italia per violazione dell'art. 1 Prot. 1 Cedu (diritto di proprietà) per il ritardo strutturale nel pagamento agli avvocati delle somme dovute dallo Stato per il patrocinio dei non abbienti nei procedimenti penali e civili. La Corte di Strasburgo, in particolare, si è pronunciata per la prima volta sulla questione del ritardo nel pagamento delle somme assegnate con ordinanza a titolo di indennità di "gratuito patrocinio". Tale ritardo, come evidenzia la motivazione, segnalando uno dei problemi che affligge la giustizia italiana - in questo caso, nell'ambito del legal aid - è imputabile essenzialmente a fattori organizzativi (assenza di personale - vedi qui i dati sulle gravi carenze dell'organico) ed economici: "dai documenti presentati dalle parti emerge inoltre che i ritardi in questione derivano da una serie di fattori : problemi legati, da un lato, alla gestione del procedimento da parte delle cancellerie dei tribunali, per quanto riguarda il ritardo nella comunicazione delle ordinanze alle parti o nell'autorizzazione all'invio delle fatture e, dall'altro, alla mancanza di risorse finanziarie sufficienti, per quanto riguarda il ritardo nel pagamento successivo all'invio delle fatture. Infine, la Corte rileva altresì, a titolo esemplificativo, che con comunicazione ufficiale dell'8 novembre 2017 indirizzata al Consiglio dell'Ordine degli Avvocati, il Tribunale di Milano ha invitato gli avvocati a rinviare l'invio delle fatture relative all'anno 2018, poiché i fondi disponibili non erano sufficienti a coprire tutte le fatture relative agli anni 2016 e 2017". Dopo aver rilevato che tale ritardo arriva talora a superare i 4 anni, la Corte così conclude "la Corte riconosce che se un certo ritardo nell'esecuzione degli ordini di pagamento è comprensibile, questo non dovrebbe, salvo circostanze eccezionali, superare un anno in totale – escluso il periodo di opposizione e, in linea di principio, sei mesi tra il deposito degli ordini e la possibilità per gli avvocati di inviare la fattura, e sei mesi tra il momento dell'invio della fattura e il pagamento".
In attesa di un commento della sentenza sulle pagine della nostra Rivista, rinviamo al comunicato dell'Unione delle Camere Penali Italiane, che è intervenuta nel giudizio con un amicus curiae al quale aveva collaborato, tra gli altri, l'Avv. Marina Silvia Mori, prematuramente scomparsa e che, con l'occasione, ci piace ricordare.
In allegato può leggersi la versione in francese della sentenza (l'unica allo stato disponibile). Attraverso questo link può invece leggersi la stessa versione, traducibile in italiano attraverso il proprio browser. Segnaliamo che, mentre la Corte EDU segnala che il Governo italiano non ha fornito dati nazionali sui tempi di pagamento delle somme dovute agli avvocati, in un allegato della sentenza, che può leggersi in calce alla stessa, sono riportati dati relativi ad alcuni distretti di Corte d'appello.
(Gian Luigi Gatta)


